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Per esempio, sebbene le trincee
di tutti gli eserciti, nel secondo anno di guerra, fossero oramai
costellate di mitragliatrici, i soldati erano obbligati a gettarvisi
contro armati solo di fucili con le baionette innestate, esattamente
come quando le battaglie si risolvevano in campo aperto. Quindi un
giorno venivano massacrati gli Italiani o i Francesi, il giorno dopo gli
Austriaci o i Tedeschi. Questo fu uno dei motivi per cui la Grande
Guerra si concluse con la più terribile strage mai compiuta dall’umanità
fino a quella data. Ma anche gli alti comandi (quelli italiani, per
esempio) ci misero del proprio per peggiorare la situazione: il bravo
soldato, secondo i capi militari, doveva andare all’attacco in posizione
eretta e a testa alta. Strisciare a terra o gettarsi in una buca per
ripararsi dal fuoco come per esempio si insegna oggi ai marines o ad
altri reparti d’assalto durante gli addestramenti, allora era
considerato una prova di vigliaccheria e chi veniva sorpreso a farlo
veniva immediatamente processato da un tribunale militare. Sulla
posizione da tenere (petto al nemico, passo di corsa, viso fieramente al
vento) il generale Cadorna scrisse un apposito libretto che le truppe
dovevano conoscere a memoria. Sappiamo tutti com’è andata. Anche
Schivenoglia fu tenuta a dare il proprio contributo di sangue e
sacrifici, come testimonia la lapide commemorativa sulla facciata Paolo Cuoghi |
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