Quel caldo focolare
Ululava il vento, scuotendo la vecchia porta,
e l'unica finestra dell’angusta stanza,
illuminata da una luce cupa di tempesta,
che spazzava la valle con un freddo crudele.
Io piccolo bambino accucciato su uno
sgabello,
con i piedini scalzi appoggiati al focolare,
ammiravo guardando fisso quella fiamma,
attorcigliarsi convulsa verso la cappa nera.
Umide e rugose erano le pietre del pavimento,
le pareti scrostate con fessure nella calce scura,
piangevano goccioline sulle tavole della credenza,
e sulle sedie spagliate intagliate nel pioppo.
Con gl'occhi arrossati assorbivo quel
calore,
che scaldava ravvivando il mio tenero cuore,
stracolmo di pensieri che vagavano nell'ignoto,
come un denso fumo fatto di visioni e sogni.
Il ruminare dei bovi trapassava il muro,
infondendo nel mio essere un velo di tristezza,
che solo una dolce voce disincantava con amore,
mentre attizzava la fiamma ... era la mia mamma.
Lino Modenese - Gennaio 2006 |