| Vita |
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| Trascrizione dell’atto di
nascita di Francesco Maria Raineri “SCHIVENOGLIA” Addi 9 febbraio 1676 Francesco Maria filio del Messer Angelo Raineri e di Laura Tomirotti Sua consorte, miei parrocchiani, nato il 2 febbraio è stato battezzato da me Ludovico Tomirotti Rettore suddetto, essendo stati Padrini il Messer Francesco Maria de Vecchi dei dall’Ara e Margherita Clerici Viani. Atto desunto dal “Liber Baptizatorum, Mortuorum, Matrimoniorum, Confirmatorum ab anno 1667 usque ad 1693” a pagg. 44, della Chiesa Parrocchiale “San Francesco d’Assisi” in Schivenoglia. |
| Breve sunto
della vita e delle opere di “SCHIVENOGLIA” Francesco Maria Raineri,
pittore. Nasce a Schivenoglia, il 2 febbraio 1676, quinto di sette figli, tre femmine e quattro maschi, da Angelo e Laura Tomirotti. Ambedue le Famiglie benestanti avevano possedimenti in Schivenoglia. La mamma muore alcuni mesi dopo il parto dell’ultima figlia Vittoria, lasciandoli tutti orfani ancora in tenera età. La primogenita Anna Maria era nata nel ‘67, l’ultima Vittoria appunto nell’81. A questo punto, avendo la madre parenti nell’ordine sacerdotale (oltre al Tomirotti don Ludovico, estensore dell’atto di nascita, anche un Tomirotti don Ludovico fu parroco a Schivenoglia negli anni 1731-1744, in precedenza anche un Tomirotti don Giovanni -1631/1667- era stato parroco nella nostra chiesa, un Canonico Tomirotti era economo in Capitolo Cattedralis, come risulta dalla busta n° 654 serie “fatture e pagamenti”), è molto probabile che il Nostro sia stato avviato per l’erudizione a Mantova presso un collegio o convitto religioso dove oltre il normale insegnamento del leggere e scrivere e far di conto avrà appreso anche il gusto per l’arte, dato che in quel tempo ancora nella nostra città esistevano notevoli capolavori sparsi tra la reggia Gonzaga, il Te, le case patrizie, le chiese. Così nel decennio che precede la fine del secolo XVII, arrivando a Mantova da Parma il pittore Giovanni Canti preceduto dalla fama di pittore di battaglie e paesaggi, il nostro Francesco Maria andò nella di Lui bottega ed apprese così bene le nozioni sulla tecnica pittorica tanto da superare di gran lunga il suo maestro; infatti, studiò con notevole dedizione i dipinti e le tele degli antichi pittori e raggiunse una padronanza nella figura del corpo umano tale da suscitare l’ammirazione ed i riconoscimenti dei colleghi. Nelle carte della Cattedrale di Mantova è dimostrata l’attività come pittore dello Schivenoglia. Fin dall’inizio del secolo era al servizio delle Autorità Ecclesiali tanto da risultare creditore di ben 1100 lire, somma notevole per l’epoca, per lavori svolti per la mensa vescovile. In una sessantina d’anni di attività intensa ha lavorato per chiese, per famiglie nobili, con temi di vario soggetto: ritratti, battaglie e paesaggi, santi e scene sacre; ha eseguito lavori su tela, su tavola e affreschi sempre suscitando stupore, interesse, critiche ed anche stroncature date dal difficile carattere e dai non felici rapporti con taluni notabili dell’epoca. La produzione comunque certa dimostra che fu, invece, un eccellente pittore dalla personalità vivace ed originale, sicuramente unico nel panorama pittorico mantovano, con un linguaggio a volte surreale e deformante nella rappresentazione delle scene e delle persone, a volte rivestendo il dipinto di un atmosfera pregnante di dolcezza ed eleganza. Sicuramente era di carattere schivo e solitario, anche se sembra abbia legato -in una specie di collaborazione cooperativistica a più mani- con il Bazzani, pittore assurto a ben altra fama nell’Olimpo Mantovano del 1700. Ma questa è altra storia a cui dedicheremo un lavoro a parte. Nel 1753, istituita da Maria Teresa D’Austria l’Accademia di Belle Arti, il Nostro ne fu nominato primo direttore, carica che mantenne fino alla morte con non poche critiche, divergenze ed atteggiamenti irriguardosi di nobili e notabili del tempo. Negli anni successivi, subito dopo la morte, va diminuendo la memoria del Nostro anche perché le mode e lo stile pittorico vanno cambiando, cancellandone quasi la memoria. Oggi invece dopo due secoli e mezzo -per interessamento di pochi- sembra riemergere dall’oblio la pittura eclettica, essenziale, immediata, a volte dissacrante a volte struggente del Nostro. Rileggiamo nei suoi quadri il movimento delle figure, la frenesia e i concitati movimenti delle battaglie, le torsioni tormentate dei corpi feriti e nello spasimo ultimo, la dolcezza delle figure caritatevoli che assistono confortanti, le estasi vere di chi è partecipe attivo e non messo in posa per essere ritratto. Tanto abbiamo letto: barocco, barocchetto, rococo, crisai, ricorda questo o quello, ha preso da questa o dalla quella scuola; noi pensiamo che sia stato un pittore vero, passionale, spontaneo, modesto, lontano dalle mode e dai facili consensi, uno che a nostro avviso dipingeva, anche quando era su commissione, per sé, e sempre e solo interpretando la sua realtà. Possiamo essere fieri che un simile soggetto si sia sempre dichiarato Schivenoglia. |
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| Chiesa Parrocchiale di Schivenoglia |
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