Presentazione
 
Don Alberto Ancellotti
Parroco di Schivenoglia


Che cosa cercare in un libro-catalogo? Certamente non solo un elenco di opere, ma la testimonianza storica di una vitalità artistica del nostro territorio mantovano.Francesco Maria Raineri, ricordato con il nome del suo paese natale “Schivenoglia”, fu discepolo insieme a Giuseppe Bazzani nella bottega di Giovanni Canti. Possiamo veramente dire che l’arte, oltre a rappresentare, fa crescere la cultura. Così è stato per il nostro pittore. Lo sviluppo della cultura e la promozione del territorio vanno di pari passo. Valorizzare un pittore mantovano è rivalutare le risorse della nostra terra. Sono contento per la completezza della raccolta di dati fatta e perché non abbiamo lasciato passare nel dimenticatoio il 250esimo anniversario della morte di un illustre nostro concittadino. Questo libro-catalogo vuole essere una voce fuori dal coro. La ricerca certosina frutto di tanta passione, il coinvolgimento e la disponibilità di tante persone, rendono questa opera viva e pulsante. Nelle testimonianze storiche ritroviamo un po’ la nostra identità e proprio per questo si può dire che anche lo stile narrativo fa sentire più vicino a noi la vita e le emozioni di Francesco Maria Raineri. Non siamo qui per osannare il personaggio, ma per riconoscere la ricchezza del nostro territorio, della nostra gente. Di fronte a tanto pessimismo sulle possibilità di emergere con le proprie forze, la carriera artistica e professionale di Francesco Maria Raineri diventa una iniezione di fiducia e di ottimismo. Al di là del valore di tanto lavoro, dobbiamo essere riconoscenti verso tutti coloro che hanno permesso il realizzarsi di quest’opera, sperando che trovi gradita accoglienza oltre i confini del nostro territorio e che serva ad acquisire lo stile “dello stimarvi a vicenda”, ossia valorizzare le risorse umane che, anche nei piccoli paesi, sono disposte a fare qualcosa che giova a tutta la comunità.


Giancarlo Ghidini
Sindaco di Schivenoglia


Questa raccolta di opere ci offre l’opportunità di apprezzare l’arte pittorica di Francesco Maria Raineri, di riscoprirlo e di valorizzarlo pienamente per quanto ha saputo trasmetterci. La personalità di Francesco Maria Raineri detto lo Schivenoglia, appunto per le sue origini (1676-1758), si rivela alquanto vivace e originale, differenziandosi dai suoi colleghi con i quali ha vissuto momenti di celebrità, accompagnati da momenti meno prestigiosi. Come è stato notato, il pittore con spirito anticlassico, conferisce al gusto rococò una versione estrosa e spregiudicata in tante sue fantasie create in buona parte non fra i committenti ecclesiastici quanto fra i privati, che apprezzavano maggiormente la sua produzione spiritosa e smitizzante. L’artista si caratterizza per una personalità vivacissima, con caratteri ben differenziati dal suo collega Giuseppe Bazzani di cui si parla spesso, tanto da essere definito come un pittore sorprendente, dotato di estro e di soluzioni inconfondibili, che sprigiona la sua genialità più nei piccoli quadri a sfondo sacro o mitologico, trattati sempre con vena focosa e a volte un po’ piccanti. Possiamo quindi affermare che la personalità dell’artista si rivela, ovviamente accanto a quella del più famoso Bazzani, sicuramente come la più originale e vivace nel panorama della pittura settecentesca mantovana. Se il confronto a volte diventa inevitabile, mentre il Bazzani non volle mai rinunciare alle regole, rispettoso delle inclinazioni artistiche, lo Schivenoglia elude spesso ogni vincolo dimostrando nel contempo impeto creativo che assai poco dovette piacere alla critica dell’epoca e che ben giustifica quasi due secoli di oblio. Tuttavia Lo Schivenoglia, a seguito di lunghi studi sulle opere dei grandi maestri, era giunto a possedere le necessarie cognizioni e a comprendere le più recondite finezze dell’arte. Al di là delle esteriorità, delle diversità, del fatto di essere giudicato come artista eclettico, noi siamo presenti orgogliosamente come cittadini Schivenogliesi e conterranei, per rendere omaggio a questo pittore, che dopo anni ritrova la sua dimensione e la sua meritata collocazione fra i grandi artisti del ‘700.

Riconosciamo dunque a Francesco Maria Raineri estro e genialità e rivolgiamo a Lui i dovuti ringraziamenti per come ha saputo tradurre sensibilità ed emozioni come pochi altri. Infine, come è noto, le opere del Raineri sono sparse in vari luoghi, per cui la pubblicazione dell’intera collezione è resa possibile grazie all’interessamento e alla passione artistica di studiosi locali come il Dr. Eligio Martelli, farmacista del luogo che, pur seguendo la propria attività, coltiva la passione per le ricerche storiche, accompagnato dal Sig. Giuliano Spadini che, oltre a coltivare il suo interesse per la produzione pittorica, è anche ricercatore storico sulle origini di Schivenoglia e in modo particolare sull’artista Raineri.Nell’affannosa e non meno complicata ricerca delle opere, gli studiosi sono stati coadiuvati dalla presenza e dell’apporto determinante del parroco Don Alberto Ancellotti. A tutti loro esprimiamo la nostra stima e riconoscenza per quanto hanno saputo donare alla comunità di Schivenoglia e ben oltre i suoi confini, e per la pagina di storia che ci hanno affi dato, che noi tutti orgogliosamente sapremo custodire.


Giuliano Spadini

Questo modesto elaborato non vuol essere una pubblicazione d’Arte, anche se il contenuto parla di “Schivenoglia Francesco Maria Raineri pittore”, di pittura, di quadri e di altri pittori.Pittore, Francesco Maria Raineri, che a detta di molti critici moderni ed anche, per il vero, da alcuni del tempo passato, veniva e viene classificato come artista di un’Arte minore, povera, di provincia. Questo modesto elaborato non vuole essere né un libro né un catalogo d’Arte, ma vuol semplicemente presentare e parlare agli Schivenogliesi di oggi, con modestia e fuori dalle convenzioni critico-artistiche, di “uno di noi”, nato qui a Schivenoglia nell’ultimo quarto del 1600, affinché ne prendano conoscenza e ne conservino viva la memoria, dato che per molto più di sessanta anni, a cavallo tra la fi ne del seicento e tutta la prima metà del settecento, ha praticato la pittura, per sé e solo con le proprie idee, in Mantova e provincia, risultandone un protagonista di primo piano, ma che alla Sua morte è caduto nell’oblio tanto da esserne quasi cancellata la memoria artistica dalla sua città e dal suo paese d’origine. All’inizio degl’anni sessanta, giovane studente di scenografi a al Centro Sperimentale di Roma, dovendo presentare un elaborato su di un pittore minore del settecento lombardo, mi venne in mente che forse Schivenoglia, paese dove sono nato, aveva dato i natali ad un artista appunto del settecento che poteva fare al caso mio. Allora le notizie, circa il soggetto, erano molto poche. I dizionari e le enciclopedie d’arte non riportavano niente, oppure ne riportavano il nome, la data ed il luogo della morte.Nicola Ivanoff ne parlò marginalmente nel catalogo per la bella mostra del Bazzani nel 1950, ma anche in questo contesto gli unici dati noti e sicuri erano: Francesco Maria Raineri morto a Mantova nel 1758 all’età di 82 anni. Al più al nome aggiungevano: …. «così detto “Schivenoglia” o “lo Schivenoglia” forse dal nome del paese natale». Col permesso dell’allora parroco di Schivenoglia Don Oreste Galafassi mi misi a frugare, cosa ovvia ma a cui nessuno aveva ancora pensato, nell’archivio della parrocchia per cercare di dirimere la questione. Essendo esso alquanto documentato e risalente all’inizio del 1600 non mi fu difficile trovare alla pagina 44 del Libro dei battezzati - che va dal 1667 al 1693 - l’atto di battesimo di Francesco Maria Raineri, figlio di messer Angelo e di Laura Tomirotti sua moglie, nato il 2 di febbraio 1676 e battezzato il giorno 9 dello stesso mese. Poco più tardi un altro signore di Schivenoglia se ne attribuì il merito, ma non ha importanza ai fi ni di ciò che mi ero prefissato. L’importante era ed è essere riuscito a dimostrare senza ombra di dubbio che Francesco Maria Raineri  “Schivenoglia” nacque effettivamente qui nel nostro paese. Dimostrato questo, tutto il resto lo lascio ad altri, più competenti di me, nel collocarlo nel giusto posto dell’arte mantovana del settecento. Ciò però non mi toglie il gusto, nel rispetto di quello altrui, di avere e di esprimere idee e pareri miei. Opinioni che mi vengono suggerite anche dal lungo tempo passato, con alterne fortune, a “praticare” il disegno, e la pittura, frequentando le ultime Botteghe degli artisti che all’epoca del mio praticantato esistevano ancora in Roma. Ed inoltre dal tempo passato a studiare la preparazione delle tele e dei cartoni come facevano “una volta” traendo le notizie dal mondo 10 affascinante dei cronisti del tempo passato che ci hanno trasmesso e descritto in “diretta” come si svolgeva la vita nelle Botteghe Scuole di allora. Botteghe Scuole -era ancora così all’epoca del Nostro - dove tutto veniva svolto sotto le direttive e le conoscenze del caposcuola. Ogni singolo allievo, a seconda del ruolo o dell’importanza che si era guadagnato, della competenza e della perizia che aveva dimostrato di possedere, si immetteva in una gerarchia riconosciuta da tutti gli altri allievi. All’epoca si entrava alla scuola giovanissimi, spesso pagando una retta al maestro. Si incominciava con l’apprendere tutti i possibili segreti nel preparare i fondi dei “teleri”, si imparava a stemperare le terre per formarne dei colori, la costruzione pittorica del dipinto, le ricette per rendere i colori vivi e luminosi oltre logicamente al disegno ornato ed a mano libera. Si copiavano i gessi, che le scuole possedevano rifatti sulle sculture antiche, o si mandavano gli allievi a copiare quadri ed affreschi o statue nei palazzi nobiliari o nelle chiese, opere che a Mantova in quel periodo non mancavano. Ogni Maestro di bottega aveva i propri segreti, quasi alchemici, e li trasmetteva solo a chi dimostrava veramente attitudine, fantasia, capacità innovative, come ha sicuramente avuto il Nostro. Tutto questo, a mio parere, più di qualsiasi altra considerazione, torna utile per identificare ed attribuire la paternità di un dipinto meglio che la firma stessa. Per questa ragione tantissimi artisti, in particolare il Nostro, non firmavano le proprie opere, sperando di essere riconosciuti solo dallo stile che li distingueva. Stile, capacità e bravura che i suoi colleghi del tempo gli riconobbero tanto da eleggerlo Direttore della prima Accademia di pittura aperta in Mantova. Per concludere, con questa pubblicazione cercheremo di ricreare, sulla base dei pochi dati certi, incominciando dal cognome - nei documenti olografi , infatti, si firmava Schivenoglia Francesco Maria Rainieri - con un po’ di fantasia e con tanta paziente ricerca, e soprattutto senza voler scendere in competizione con nessuno, il “lasciato” del nostro pittore Francesco Maria Raineri Schivenoglia.