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Lo Schivenoglia ha, tra gli Artisti mantovani della prima metà del Settecento, forse lo spirito più anticonformista e ruvidamente vivace; scrive Chiara Tellini Perina in “La pittura a Mantova nel Settecento” del 2001, e che il Suo catalogo va arricchendosi, ma che molti dipinti vanno ricercati – come abbiamo già accennato- nel corpus del contemporaneo Giuseppe Bazzani, più raffi nato e armoniosamente in linea con eventi culturali europei: dalla Francia, alla Boemia, all’Austria. Niente di più esatto perché proprio questo fattore ha fatto sì che lo Schivenoglia sia stato pittore unico, nel Suo tempo, avulso da tutte le correnti, da scuole o tendenze, e da tutti gli altri Artisti operanti in città vicine o lontane. L’importante per Schivenoglia è saper sempre coniugare il sentimento dell’uomo con la bellezza della Sua Arte. Solo localmente sembra aver legato in modo fattivo con alcuni Artisti, come il Bazzani, il Cadioli, come abbiamo cercato di spiegare precedentemente, ma più per ragioni di “scuola” o di “bottega” che per affinità stilistiche. Bazzani dipinge nei canoni e nelle regole senza mai eccedere, preferendo privilegiare il prestigio ed il decoro del personaggio piuttosto che arrischiarsi in opere più libere meno classicheggianti onde non sembrare “stravagante”.