Pagina 54
 
Per un artista che è vissuto ottantadue anni e che le testimonianze ci danno come attivo fino alla morte, la pochezza della produzione “rimasta” è emblematica. In merito a ciò siamo supportati dal ritrovamento nell’Archivio di Stato di Mantova, del Testamento del Nostro (doc. B pag. 106), in cui dispone fra le altre cose che il Suo Studio di pittura, i disegni, le statue, le carte stampate, al momento del trapasso siano divise fra il Giovanni Cadioli ed Antonio Bonoris pittori, lasciandoli liberi della divisione tra loro e gli altri scolari attuali. Questo ci dimostra in modo sicuro che benché ottantaduenne teneva ancora Scuola oltre all’Accademia. Seppur di carattere difficile, il testamento lasciatoci dimostra che “il far pittura” era ilsolo e unico interesse non esitando, con magnanimità e disinteresse ad alienare tutto “il Suo Lavoro rimasto” pro allievi ed amici (sic). Non dovrebbe essere difficile, agli studiosi, quindi dirimere in gran parte la questione, avendo avuto un modo, uno stile nel dipingere completamente diverso dagl’altri artisti suoi contemporanei, allievi o no, locali, oppure provenienti da altre tradizioni e scuole. Nell’articolo “La pittura a Mantova nel Settecento” Chiara Tellini Perina sostiene che molti dipinti dello Schivenoglia vanno ricercati nel corpus dei lavori del contemporaneo Giuseppe Bazzani.