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Francesco Maria giovinetto, a mio parere impara a disegnare la figura umana più dai quadri e dalle sculture sparse per Mantova, che dal maestro Canti. Dal Canti ha sicuramente appreso la tecnica dello stendere velocemente con pennellate rapide e decise il colore, tanto da dare l’impressione di pittura affrettata ed approssimativa, ma che invece va inserita in una realtà che stava per trasformare il tardo-barocco in rococò, che molti hanno praticato, ma che solo pochi pittori hanno saputo interpretare sul piano stilistico e saputo vedere come pittura innovativa, mettendo in mostra una situazione culturale molto diversa e per molti aspetti addirittura contraddittoria e contrastante col periodo precedente. Morto Francesco Geffels nel 1694, architetto e pittore fiammingo in attività a Mantova fin dagli anni 1659/60, conosciuto e frequentato sicuramente dal Nostro, il solo pittore mantovano, in grado di esercitare con qualche successo nel territorio, a cavallo dei due secoli è Francesco Maria Raineri “Schivenoglia” nato nel 1676;
anche se erano sicuramente presenti in città altri artisti, come ha scritto Stefano L’Occaso su Verona Illustrata n°20 del 2007 “Presenze Veronesi (e Vicentine) nel Mantovano, nel Settecento”. Forse ancora a bottega dal Canti o forse divenutone aiuto o coadiuvante, a cavallo del secolo, pensiamo abbia preso la strada dell’autonomia pittorica rompendo con gli schemi stereotipati dell’epoca e cercando una via innovativa che non ha simili nel mondo pittorico nostrano del tempo.