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Lo Schivenoglia, come pittore ha elaborato uno stile personalissimo, trasformando l’apprendimento fatto sulle opere degli antichi, più che dal Canti, nella grande facilità nel disegno, sia del nudo, che nelle figure di persone, animali e cose, ed a questo ha unita una grande forza e capacità esplicativa. All’epoca si erano visti pochissimi pittori che, nel dipingere, stravolgessero le realtà delle cose in maniera così funambolica da uscire dai canoni comuni, al punto da irritare ed esasperare i ben pensanti dell’epoca, ma che tanto soddisfaceva la clientela più raffi nata. L’originalità inventiva dello Schivenoglia sta anche nel rendere opere, a prima vista dal contenuto scarno ed essenziale, piene di significati, di grazia e di poesia. Un artista presente ed attivo per quasi settanta anni, nella storia dell’Arte, almeno quella Mantovana, con alterni giudizi e fortune, che è stato riconosciuto e passato ai posteri come “discreto” pittore di “battaglie e paesaggi e storiette”. Oggi invece dopo due secoli e mezzo sembra riemergere dall’oblio la pittura eclettica, essenziale, immediata, a volte dissacrante a volte struggente del Nostro. Rileggiamo nei suoi quadri il movimento delle figure, la frenesia e i concitati movimenti delle battaglie, le torsioni tormentate dei corpi feriti e nello spasimo ultimo, la dolcezza delle figure caritatevoli che assistono confortanti, le estasi vere di chi è partecipe attivo e non messo in posa per essere ritratto. Tanto abbiamo letto: barocco, barocchetto, rococò, crisai, ricorda questo o quello, ha preso da questa o dalla quella scuola; noi pensiamo che sia stato un pittore vero, passionale, spontaneo, modesto, lontano dalle mode e dai facili consensi, uno che a nostro avviso dipingeva, anche quando era su commissione, per sé, e sempre e solo interpretando la sua realtà. Possiamo essere fi eri che un simile soggetto si sia sempre dichiarato Schivenoglia.