Introduzione
 
Quando sentiamo parlare di istruzione, insegnanti, maestre, quando qualcuno pronuncia la parola “scuola”, il nostro pensiero corre ad episodi, in gran parte piacevoli, della nostra giovinezza, a quelli raccontati dai nostri nonni e dai nostri genitori, ad altri vissuti dai nostri figli. La parola scuola fa parte della vita tanto da esserne ormai inscindibile. Durante la nostra esistenza vita e scuola si avvicinano, s’intrecciano, si rincorrono senza mai separarsi definitivamente. E il fatto che la scuola esista mette tranquillità negli animi.
Ma non è sempre stato così.

Dino Raccanelli, autore di questo excursus sulla scuola schivenogliese, lo evidenzia ai nostri occhi. E ci racconta, con uno stile semplice ma mai banale, che ci fu un tempo in cui la scuola non era un diritto, ma era necessario lottare per darle vita.
L’autore, maestro ora in pensione, in realtà non ha mai smesso di insegnare, perché aver fatto il proprio lavoro per tanti anni con passione gli ha impedito di spogliarsi di questa fondamentale funzione.

Il maestro Raccanelli, da archivista tenace, parte dai dati ufficiali per poi inoltrarsi nei meandri dell’animo umano, non disdegnando l’ironia. Lo fa con la sua solita franchezza, utilizzando uno stile parlato: essere un maestro vuol anche dire farsi capire da tutti con l’onestà di un linguaggio senza fronzoli, diretto e chiaro.
Riuscendo ad inquadrare i dati delle fonti ufficiali in un contesto adeguato e chiarificatore, l’autore ci mostra il carattere degli schivenogliesi, nel bene e nel male, senza sconti. Mette in evidenza come la sete d’istruzione prescinda da ogni potere, da ogni imposizione, da ogni differenza di ceto e sesso. Ci dipinge un quadro dove le interferenze e le ingerenze dei non addetti ai lavori mostrano il lato più meschino e limitato dei signorotti locali. E lo fa sempre intrecciando i resoconti “oggettivi” con dialoghi vivaci ed espressivi, quasi a voler confermare con delle prove le sensazioni.

L’autore si rivolge alla gente dei nostri tempi, abituata a pretendere tutto, dando poco; a promettere senza mantenere; a usare senza conservare. Fa scorrere dinanzi agli occhi del lettore il filmato di una scuola dove mancava tutto, ma che procedeva grazie alla volontà dei più istruiti (il sindaco, il prete, i maestri); dove il maestro che non proviene dal paese è “sempre uno che viene da fuori”; dove i risultati non soddisfacenti sono dovuti anche alla “noncuranza dei genitori” che non mandano i figli a “perder tempo” a scuola.
Ma, allora come oggi, l’amore verso l’istruzione e nei confronti dello scolaro fa superare tanti ostacoli e se doni te stesso agli altri sarai seguito, sarai amato, sarai rimpianto. Questo è il messaggio su cui Dino ci chiede di riflettere.

Il maestro Celestino, uno dei protagonisti, persona preparata, colta e precisa, ce la mette tutta “per dirozzare un po’ questi contadinotti”, ma alla fine dopo 10 anni di sforzi, alle prese con scolari e genitori, e di relazioni dettagliate al Sindaco, preferisce dedicarsi alla professione di Segretario Comunale che svolgerà per ben 34 anni in maniera encomiabile. E che dire poi di Maria,”la maestra d’asilo per antonomasia”, che dirige l’asilo da sola tenendolo aperto 11 mesi all’anno, ogni giorno dalle 8 alle 18!

Un altro aspetto che l’autore mantiene sempre sullo sfondo del suo dipinto della scuola è il mutare del panorama politico e del rapporto tra Stato e Chiesa. Anche la scuola pubblica richiede lunghe discussioni per modificare lo status quo migliorandolo. Ma i cambiamenti sono faticosi e i tempi si dilatano, tanto da far dire all’autore “E poi dicono che le cose cambiano troppo velocemente!”

Con grande maestria e da bravo equilibrista, Raccanelli si diverte a scoprire i lati più miopi dei politici e dei funzionari dando i meriti a chi riesce a vedere orizzonti più lontani. Lo fa sempre con eleganza. E quando si arriva finalmente all’inaugurazione della scuola c’è la guerra: tutto il resto passa in secondo piano, scuola compresa.
Ma anche le guerre hanno una fine, la scuola no, invece. Rinasce, diventa più forte, più democratica e … non ha più bisogno delle parole di uno schivenogliese doc, Dino Raccanelli.

Eligio Martelli