Introduzione
 
La vena poetica si manifesta presto in Lino Modenese. Ha appena 15 anni e compone “Una rosa”. C’è già dentro tutto: delicatezza, sincerità e il tracciato della vita che sarà.

Lino intesse un lungo discorso, quasi un soliloquio, con se stesso e la natura. Sono i discorsi che mi sorpresi fare insieme quando l’ho conosciuto, io ancora adolescente: ci mettevamo seduti davanti alla gelateria di Elia e lì, guardando entrambi un po’ le stelle, ci scambiavamo impressioni. Io non ho la vena poetica che ha lui, ma ero affascinato dall’accostamento di parole che riusciva a comporre lì per lì. Ci si capiva. Spesso era a un palmo da terra, poi scendeva e lo vedevi lì davanti a te in carne ed ossa. Così era Lino.

«Sono nato povero: e non mi lamento» …

E’ l’incipit de “Le mie massime, somma della vita”. In pochi versi la somma della vita veramente. Invidiabile, non di tutti. E in “Davanti alla porta” altro aspetto del Lino impegnato socialmente, ma mai allineato, spirito autenticamente indipendente quale era. Possiamo anche dire “poesie pittoriche”: descrizioni come quadri, i suoi quadri.

«(…) Cosa importa se non c’è accademia nella mia voce …
Anche se le note escono stonate,
il poeta ascolta le parole che detta il cuore (…)»

Questo è Lino: una forza misteriosa lo fa cantare:

«… ondeggiano vellutate e si posano come carezze
le parole …»
(da “Vagabondi nell’io”)

La sua modestia non gli impedisce di raggiungere esiti di alta poesia, come “Un calice amaro”, “Rose rosse”, “I venti della follia” … e prende commiato con “Poi tornerò …”, segno che non se n’è mai andato e mai più se ne andrà.

Dino Raccanelli