Davanti alla porta


Non distinguo bene il suo volto,
nell’imbrunire ghiacciato di un giorno corto,
quando apro la porta al suono insistente,
e vedo solo una casacca striata di verde.
Egli mi guarda in attesa implorante,
ed allunga una mano offrendo qualcosa,
la voce gli trema nelle vaghe parole,
che escono dal profondo di un viso nero.
Non sei quello di ieri, domando,
no signore: sono un suo compagno,
come lui provengo dalla sventura,
stanco di cercare sulla strada della vita.
Non so rispondere, mi sento impotente,
anch’io sono povero se pur generoso,
non posso offrirgli che mille lire,
e resto ad indugiare con l’ansia nel cuore.
Chi potrà aiutarlo nelle notti senza luna,
nel freddo di giacigli riparati dal nulla,
immerso nei sogni della sua terra assolata,
con immense foreste di palme svettanti.
E’ finito nella discarica del nostro mondo,
trovando cancelli chiusi, sbarre ed inferiate,
con grandi speranze svanite nel vento,
sperduto come in un deserto senza fine.
Gli egoismi ingordi di uomini potenti,
li hanno emarginati nelle retrovie del diritto,
condannando agli stenti milioni di esseri,
che vagano disperati alla ricerca della pace.
Hanno come i datteri il colore della pelle,
ma dentro di loro c’è un anima bianca,
ed un amore nostalgico per gli affetti perduti,
mentre la corrente del tempo li trascina lontano.

Schivenoglia, Febbraio 1996