La falce del grano


Nell'alba ancor bruna iniziava il cammino,
sull'erboso sentiero scintillante rugiada,
frettolosi al richiamo del profumo del grano,
che nel campo imperava con la sua spiga d'oro.
S'inchinavan le genti con la falce nel pugno,
come per una preghiera si prostravan alle messi,
non ascoltando la fatica ed i rivoli del sudore,
nei raggi bollenti nel nascer del giorno.
Ore e giorni inclementi nelle ombre e luci,
guardando al cielo scrutando una nube,
passare al di sopra del pascolare di armenti,
per dissolversi all'orizzonte nel rogo del sole.
In un mare giallo ondulato dal vento,
albergava il fervore, luccicavan le falci,
mentre un picchio martellava note stridenti,
e le allodole s'alzavano con gridi festosi.
Dal mormorio di voci sfociavan i canti,
in una musica mistica di cuori puri,
coscienti del sacrificio di un'intera vita,
sparso sulla strada di un effimero destino.
Lontani ricordi rinchiusi nel tempo,
immagini di volti sereni ed armoniosi,
che fluttuano nell'aria come polline di un fiore,
lasciandoci nel profondo un vuoto infinito.

Schivenoglia, Maggio 1998