Un calice amaro


Come sospinto da un soffio misterioso,
ondeggio sull’onda come una barca al vento,
verso il miraggio di una sponda lontana,
ma al mio orizzonte non c’è nessuno.
Nel leggero e grigio mantel fumante,
cambiano piano i segni del tramonto,
rendendo triste il dì che i colori spegne,
trascinando il vivere dove nasce la quiete.
Forte fu il tracciato del mio cammino,
che non conobbe stanchezza nelle sinuose vie,
ricche di sogni astratti disegnati dall’anima,
ora dispersi nell’ombra di fosche immagini.
Da questo labirinto esteso da una Dea selvaggia,
si dibatte l’ansia per risolvere l’enigma,
e uscire dall’incubo mostruoso della paura,
per trovare finalmente l’azzurro del cielo.
La ronda delle stagioni induce al risveglio,
per spezzare la catena che tiene prigioniera la mente,
e sollevare il velo che nasconde la luce,
all’alba che nascerà nel giorno del giudizio.
Sorgenti ineffabili di mistica esperienza,
alimentano innumerevoli storie d’altri tempi,
nei quotidiani meravigliosi momenti,
essenziali per sfidare la malefica sorte.
Forse la forza del destino getterà un’ancora,
per fermare il rullare precipitoso della vita,
fino a vincere la corrente impetuosa,
e adagiarla sul morbido tappeto che ricopre la terra.

Schivenoglia, Novembre 2000