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Poiché la torre campanaria edificata per volontà degli Arrigoni
nel 1567 è ormai cadente, si delibera l’edificazione di una nuova
torre, più consona anche architettonicamente all’edifico della
Chiesa. Essa fungerà da ornamento sacro e, insieme, da monito
perenne “in memoria dei gloriosi caduti che ci hanno dato la
vittoria”. Ciò che traspare fin dalle origini dell’impresa, è il senso
di un lavorìo comune, della partecipazione a una sorte collettiva
nella quale il ricordo dei caduti, con le sue possenti venature
identitarie, costituisce una tappa fondativa. E, in effetti,
trasversale è la partecipazione. Certo, anche in questo caso
secondo una scansione che lascia trasparire con chiarezza il
restaurato ordine sociale: lo scrivente, nell’articolo che
possiamo ritenere di fondo, elenca i protagonisti. Anzitutto
l’interessamento dell’Arciprete (don Pietro Longhi) unitamente
allo “sforzo unanime dei generosi” (che, a scorrere l’elenco,
risultano naturalmente possidenti), quindi “i lavori assidui e
ordinati del Comitato pr91esieduto dal Dott. Cav. Albany
Rezzaghi”, per finire con “la passione artistica” dell’Ingegner
Angelo Mortari, al momento giovane rampollo di una famiglia di
maggiorenti locali di recente immigrazione, ma ben presto
protagonista politico della vita segnatese in qualità di Podestà.