Presentazione

Leggendo il nuovo lavoro del Maestro Alessandro Andreoli, si rivive -tra aneddoti, storielle, raccontini brevi, proverbi- la vita di tantissimi anni fa. Vita, che il progresso con la sua velocità e coi suoi consumi ha quasi del tutto cancellato, dalla memoria dei più, assieme al gusto di esprimersi con arguzia e saggezza come solo sa fare il popolo. Saggezza che permetteva, tempo dopo tempo, di vivere la natura ed il passare dei giorni coi suoi riti, le sue feste collettive in piazza, e quelle solenni in chiesa -come il Santo Natale, Sant’Antonio, la Santa Pasqua, il Santo Patrono- e i cicli dei lavori nei campi, l’alternarsi delle stagioni, il sole la pioggia la neve, ed ancora i vecchi mestieri, ed il lavoro in sintonia con gli animali, grandi comprimari dei nostri compaesani nel vivere quotidiano.
Il Maestro Andreoli, “al me Maestar”, essendo io stato forse uno dei primi suoi scolari qui a Schivenoglia, permette di ricordare, almeno ai più anziani, e fa conoscere ai più giovani, antichi lavori, persone passate che svolgevano attività divenute desuete o del tutto scomparse, ricette di cucina -della nonna dell’autore- che ci riportano ad antichi sapori, aneddoti ed esperienze vissuti in prima persona, ma che a guardar bene sono nel ricordo di tutti noi “ahimè” -come diceva Felicin- nati più di sessanta anni fa.
Sarà un vero piacere leggere queste pagine permeate di sano umorismo, arguzia bonaria, come bonario è l’Autore, e grossolanità a volte schietta a volte ridanciana, come solo il dialetto sa esserlo. Divertimento che sarà anche godimento perché non privo di cultura, dato che queste pagine riflettono il modo di vivere passato delle Nostre Genti, la loro esistenza sociale, le loro abitudini, il loro carattere; queste pagine ci danno un immagine dei nostri vecchi, ci mostrano il loro attaccamento alla terra, alle tradizioni, alle fatiche per mantenerle vive, la considerazione per gli anziani, i valori grandi come amicizia, onestà, solidarietà, semplicità, onore. Sarà per tanti, come lo è stato per me, tornare a vedere i ragazzi “zugar a sciancul in piasa, o a busola, zugar intoran al campanil, al campanon, a salta cavalina”, tornare a ricordare i riti delle ricorrenze solenni che finivano con gli immancabili “caplet e con al bevrar in vin”.
Anche gl’anni che Lei ha dedicato all’insegnamento, nel Suo e Nostro paese, sono diventati motivo per farLe dire … “ripenso con profonda e commossa nostalgia alla nostra scuola, un piccolo, ma vero mondo di doveri e di impegni, una gioiosa vicenda di creature vive di cui io e voi siamo stati protagonisti”.

Grazie Maestro Lisandar, come affettuosamente La chiamiamo, per questa nuova pubblicazione che, con le altre tre precedenti, gratificano l’animo con ricordi che i tempi di oggi hanno fatto dimenticare.

Un suo ex scolaro, grato per esserlo stato
Giuliano Spadini
 

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